Le donne migranti vittime di tratta e sfruttamento accolte nei centri nazionali antitratta (tra cui il progetto Alba) sono in primo luogo vittime di violenza.
La loro esperienza migratoria è stata infatti caratterizzata da violenze fisiche, sessuali economiche e psicologiche. Spesso la condizione di violenza sussiste anche nel Paese d’origine all’interno del proprio contesto familiare. La fase dell’elaborazione del progetto migratorio e della decisione di partire è spesso caratterizzata da uno stato di assoggettamento; a volte le donne sono sollecitate dalle stesse famiglie che vedono nella loro partenza una possibilità di guadagno.
Il viaggio può avvenire con varie modalità, più o meno rischiose e violente; in questa fase le donne perdono ogni diritto e si affidano alle organizzazioni che si occupano del transito per poi passare nelle mani di chi sfrutterà la loro situazione di vulnerabilità legale ed economica nel Paese di destinazione. E’ qui che si realizza pienamente la condizione di assoggettamento e sfruttamento sessuale e di conseguenza l’esposizione al rischio di violenza fisica, economica, sessuale e psicologica
Il Protocollo delle Nazioni Unite sulla Tratta di esseri umani (Palermo, 2000) considera un elemento non rilevante che la vittima sia o meno consenziente al momento della partenza così come all’arrivo. Questo è un aspetto essenziale per attribuire correttamente lo status di vittima di tratta ad una donna che sceglie di partire o di sottostare ad un’organizzazione criminale a causa del proprio stato di povertà, delle pressioni da parte della famiglia, o di uno status di “non persona” dovuto alla mancanza dei documenti necessari al soggiorno nel Paese.
La condizione di completa dipendenza dai trafficanti prima e dagli sfruttatori poi, sommata ai traumi e alle violenze subite, vanno ad intaccare nelle donne il senso di fiducia in sé e negli altri, la capacità di gestire la propria autonomia o di avere spirito di iniziativa. Si crea sfiducia nelle proprie capacità, vengono intaccate l’identità personale e il modo di vivere le relazioni di intimità.
L’esperienza di tratta, sfruttamento e violenza di ciascuna donna è un fattore essenziale da tenere in considerazione nell’elaborazione di un percorso di protezione e integrazione sociale. La storia di tratta che ogni donna ha vissuto caratterizza e definisce i suoi particolari bisogni rispetto al servizio; il progetto migratorio di una donna vittima di tratta è ancora in atto nel momento in cui questa entra in contatto con un centro antitratta. c Dunque è fondamentale collaborare con lei alla ricostruzione di quel progetto che l’ha condotta alla decisione di partire per l’Italia.
Per questo motivo, le operatrici coinvolgono le donne nel definire quali siano i loro bisogni e gli obiettivi da raggiungere, ponendo delle priorità e costruendo insieme un programma individualizzato.








